©: La ValSusa
Il video che vi stiamo per mostrare è il resoconto di un percorso che abbiamo svolto negli
ultimi mesi.
Nelle nostre discussioni in classe è emerso un paradosso atroce: l’Europa, che dovrebbe sostenere il concetto di “diritti inalienabili”, sembra oggi accettare che migliaia di esseri umani restino senza volto e senza nome nel fondo del Mediterraneo.
In particolare, nell’ultimo periodo è stato svolto un percorso più approfondito e consapevole, principalmente grazie alle informazioni e ai sentimenti che abbiamo riportato in classe a seguito dell’esperienza che abbiamo vissuto a Lampedusa, in occasione della giornata della memoria del naufragio del 3 ottobre 2013, esperienza che ha cambiato radicalmente la nostra prospettiva.
Lì, a Lampedusa nei pressi della porta d’Europa, ci siamo resi conto più che mai di cosa significhi il dolore per una mancanza: mancanza non intesa solo come perdita di una persona cara, ma anche intesa come impossibilità di elaborare il lutto perché non c’è un corpo su cui piangere ma soprattutto non c’è una tomba con un nome.
Tornati da Lampedusa, abbiamo sentito il bisogno di non restare in silenzio. Il video che state per vedere, “L’Europa non è un’isola”, nasce da questa urgenza. È un lavoro “provocatorio” perché vuole scuotere l’indifferenza.
Abbiamo scelto di usare parole forti perché le immagini che abbiamo visto a Lampedusa lo sono altrettanto.
Se l’Europa fallisce nell’identificare un corpo nel suo mare, fallisce nella sua stessa identità di custode dei diritti umani.
Chiediamo che il 3 ottobre diventi un patrimonio della memoria europea. Chiediamo che l’identità e la dignità post-mortem non siano più un lusso, ma un impegno solenne delle istituzioni.
Perché la memoria, come abbiamo imparato in questo percorso, non è un fiore da deporre una volta l’anno: è un proiettile contro l’indifferenza.
PROGRAMME BRUXELLES 8.4.2026

IIS Blaise Pascal